martedì 6 agosto 2019

L'AMORE DEL DESTINO 


"Come si erano conosciuti, 
e come mai due innamorati dell'era moderna 
si rivelavano così timidi e ingenui? 
Pur reputandosi troppo evoluti per credere al destino, 
restava paradossale ai loro occhi il fatto che 
un incontro di quella portata potesse essersi verificato per caso, 
determinato da centinaia di contingenze e scelte insignificanti. 
L'eventualità che non succedesse affatto 
era un pensiero tanto terrificante quanto possibile.
[...] In seguito fu proprio questo a dar da pensare: 
con quanta facilità l'incontro avrebbe potuto non verificarsi. 
Per Edward, quel giorno particolare 
sarebbe potuto trascorrere come quasi ogni altro: 
in isolamento, al fondo del giardino stretto, 
seduto su una panchina umida di muschio 
all'ombra di un olmo gigantesco, 
a leggere e tenersi alla larga da sua madre.
[...] Se pensava a lei, 
si stupiva un po' di aver lasciato andare via quella ragazza con il violino. 
Ormai ovviamente sapeva che 
la sua proposta di tenersi in disparte era piuttosto pretestuosa. 
Le occorreva soltanto 
essere certa che lui l'amasse, 
sentirsi rassicurare sul fatto che non esisteva nessuna fretta, 
avendo un'intera vita davanti. 
Amore e pazienza 
[...] li avrebbero di certo aiutati a superare ogni cosa. 
E allora chissà quali figli mai nati avrebbero avuto la loro occasione, 
quale meraviglia di bambina con la fascetta nei capelli 
sarebbe diventata il suo tesoro di casa. 
Ecco come il corso di tutta una vita può dipendere... 
dal non fare qualcosa. 
A Chesil Beach, Edward avrebbe potuto richiamare Florence, o seguirla. 
Non sapeva, e nemmeno avrebbe voluto scoprirlo, 
che correndo lontano, 
sicura, nella sua disperazione, di essere sul punto di perderlo, 
Florence non si era mai sentita tanto innamorata e sgomenta, 
e che il suono della sua voce l'avrebbe raggiunta come una salvezza, 
che si sarebbe senz'altro voltata. 
Edward invece era rimasto impassibile nel suo silenzio virtuoso, 
in quel crepuscolo estivo, 
a guardarla correre via sulla spiaggia, 
mentre lo sciabordio delle piccole onde 
copriva il rumore dei suoi passi faticosi 
e Florence si riduceva a un punto sfocato 
in fuga sull'interminabile rettilineo di ciottoli sfavillanti 
nella luce fioca"

Ian McEwan, "Chesil Beach", Einaudi, 2007 
(titolo originale "On Chesil Beach", letteralmente "A Chesil Beach", 2007).


“E non lo sapevi 
che vi sareste incontrati, 
anni e anni dopo, 
[…] è questo, dell’amore, che lascia sbalorditi, 
tutti gli anni in cui nessuno dei due sapeva dell’esistenza dell’altro, 
e vivevate lontani, centinaia di chilometri di distanza, 
e crescevate e diventavate alti, lui più di te, 
e tu mettevi carne sui fianchi 
e lui già si radeva 
e avevate la febbre e guarivate 
e la scuola finiva ed era Natale 
e tu imparavi a cucinare 
e a lui toccava la leva obbligatoria, 
e tutto accadeva senza che vi conosceste, 
avreste potuto non conoscervi mai, 
che rischio avete corso, 
ti si stringe il cuore al solo pensiero: 
sarebbe bastato niente, 
un minimo scarto, 
un passo più lento, 
l’orologio caricato male, 
una donna più bella incontrata un attimo prima di vederti, 
giusto un attimo prima"

Rosella Postorino, "Le assaggiatrici", Feltrinelli, 2018.

martedì 30 luglio 2019

PENSIERO E AZIONE DI SESSO E AMORE


"Per anni si era sentito uno spostato, 
come se 
sulla faccia della terra 
non esistesse nessuno 
con cui allacciare un vero rapporto. 
Aveva spesso letto nei romanzi 
di relazioni che soddisfacevano in modo esaltante 
e questo lo deprimeva, 
perché in un certo senso questo significava 
che non sapeva essere all'altezza con nessuna donna, 
che non era capace di intessere 
una relazione che potesse essere paragonata 
a quelle che leggeva nei libri"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991

(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).



"I romanzi poi 
lo avevano portato a credere che 
ogni relazione con una donna 
dipendesse soprattutto dal sesso. 
Ora sapeva che 
quei libri dicevano il falso 
e lo avevano ingannato. 
Aveva intuito la verità 
sulle vere e false relazioni 
tra uomo e donna, 
nei suoi studi durante la preparazione del processo. 
E la notte precedente 
aveva sperimentato 
una relazione vera. 
Il processo gli aveva insegnato 
ciò che vi è di 
menzognero, ingannevole, illusorio 
nei romanzi pornografici, 
anche i migliori. 
Sorbì la sua bibita e ringraziò i suoi mentori.
Grazie al professor Ernest van den Haag, primo mentore, 
che ha smascherato il romanzo pornografico: 
<<Il sesso imperversa in un mondo vuoto 
poiché le persone usano i propri simili come anonimi contenitori o recipienti, 
privi di amore e di odio, di pensieri e di sentimenti, 
ridotti a pure sensazioni di piacere o di pena, 
che vivono in e per incessanti copule 
senza comprensione, conflittualità o legame affettivo>>.
[...] Questa era la frottola sull'uomo e la donna, la frottola smascherata. 
Deve essere necessariamente difesa. 
Ma non va mai creduta. 
La realtà, 
nella vita, nella letteratura, nella letteratura pulita, 
era qualcos'altro. 
Era, lo puntualizzava il professor Marcus, 
come la gente viveva insieme, 
come erano le loro emozioni e i loro mutevoli sentimenti, 
come erano le loro complesse motivazioni, 
le loro conflittualità nei riguardi l'uno dell'altra e all'interno di se stessi. 
La realtà era, come la vide Barzun, 
l'insieme di tenerezze, di esitazioni, di sensazioni e di fantasticherie dell'amore.

[...] La notte precedente, con Maggie Russell, Barrett  
aveva goduto e sofferto per la prima volta questa realtà 
nel reciproco rapporto con una donna. 
Era stato 
qualcosa di più dei due appuntiti dorsali e dell'ampia fenditura, 
qualcosa di più del suo pene eretto, 
e qualcosa di più delle meraviglie nascoste in quella fenditura. 
Erano state 
le ore trascorse a chiacchierare, 
la scoperta di cose in comune, 
le risate, il dolore, l'indignazione e la segreta consapevolezza 
che erano uniti, eccezionali, superiori al mondo, 
e che apprezzavano infinitamente la loro segreta unicità. 
Era stato 
il loro profondo desiderio 
di essere sempre più vicini, di toccarsi, amarsi, fondersi in un solo essere. 
Era stata 
la loro decisione simultanea, 
il loro fare l'amore senza dirsi una parola, 
l'uso del contraccettivo prima da parte di lei, 
il loro iniziale imbarazzo di fronte alla reciproca nudità, 
la sua cicatrice per l'appendicite, 
il suo desiderio di essere più magro prima di averla incontrata, 
la loro goffaggine, 
la sua difficoltà a penetrare, 
il suo grido iniziale non di estasi ma di pena, 
la loro vittoria nell'unione raggiunta, 
il borbottio del suo ventre 
e il pensiero fuggevole [...] nella sua mente 
prima del suo orgasmo precoce, 
le sue scuse, 
i baci di lei, 
il loro fitto sussurrare dopo, 
il tè coi biscotti preso insieme, 
e ancora il parlottio assonnato, 
il respiro ritmico di lei nel sonno, 
il sorprendersi a russare. 
Era 
tutto questo e molto di più"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).



"C'era poi una certa esitazione 
a descrivere apertamente nel romanzo 
i vari atti sessuali. 
Ancora una volta Lawrence collaborò [...] a mostrarmene il modo, dicendomi 
[trattasi dello scrittore David Herbert Lawrence. 
Qui si fa riferimento a un suo saggio - "A Propos of Lady Chatterley's Lover", ovvero "A proposito de L'amante di Lady Chatterley- scritto per spiegare e difendere il proprio romanzo, vittima di censura e feroci polemiche, N.d.A.]
<<Voglio che gli uomini e le donne 
siano in grado di 
pensare al sesso 
con pienezza, senza chiusure, lealmente, in modo pulito. 
Anche se non riusciamo ad agire sessualmente in maniera soddisfacente, 
cerchiamo almeno di pensare sessualmente in modo completo e pulito. 
Tutte le chiacchiere sulle giovani e sulla verginità 
come un lenzuolo bianco su cui niente va scritto 
sono sciocchezze pure e semplici. 
I giovani e le giovani sono 
tutto un groviglio tormentato, 
un confuso fermento di sentimenti sensuali e di pensieri sessuali, 
che soltanto gli anni potranno districare. 
Solo anni di leali pensieri di sesso e anni di faticosa lotta in campo sessuale 
ci porteranno dove vogliamo arrivare, 
alla nostra vera e realizzata purezza, 
alla nostra completezza, 
quando, cioè, 
il nostro atto sessuale e il nostro pensiero sessuale 
saranno in armonia fra loro 
e l'uno non interferirà con l'altro>>"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).

lunedì 22 luglio 2019

L'EROTISMO (a) LETTO

"Non ci sono libri osceni 
ma soltanto uomini osceni con menti oscene"

"molti autori possono denudare il corpo umano, 
ma pochi hanno l'audacia, il genio di 
mettere a nudo lo spirito umano"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 (titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).





"un editore francese una volta scrisse che la cosa più interessante riguardo all'erotismo non era che esistono trentadue posizioni del coito, ma piuttosto 
<<che cosa si agita 
nella testa delle persone, 
il modo in cui gli amanti reagiscono a vicenda>>"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 (titolo originale "The seven minutes"letteralmente "I sette minuti", 1969).




"[...] l'idea di 
usare dei censori 
per impedire di 
pensare al sesso
è pericolosa. 
Una persona che 
non pensi al sesso 
è anormale.
Pensare al sesso 
può spingere 
a pratiche sessuali 
che possono migliorare 
i rapporti coniugali. 
Pensieri di sesso 
che rendono l'amore 
un sentimento affascinante
non possono certo 
essere messi fuori legge. 
[...] Impedire 
un'opera d'arte 
perché incoraggia a 
pensare al sesso
è una minaccia alla salute della collettività. 
[...] Sesso e oscenità non sono sinonimi. 
Materiale osceno
è quello che tratta il sesso
in modo da suscitare un interesse lascivo. 
La rappresentazione del sesso... 
in arte, in letteratura, in opere scientifiche
non è in se stessa una ragione sufficiente per
negare a quel materiale
la protezione costituzionale per la libertà di parola e di stampa.
Il sesso, questa grande energia motrice nella vita dell'individuo,
è stato indiscutibilmente
argomento di pregnante interesse per l'umanità in qualunque epoca
ed è uno dei problemi vitali che interessano e preoccupano da sempre la società"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).




"Signore e signori della giuria, 
dal banco dei testimoni 
avete udito 
un famoso psichiatra, 
il dottor 
Yale Finegood, 
parlare degli 
innocui effetti 
della pornografia. 
L'effetto 
più sinistro 
di una lettura del genere 
- avete udito l'affermazione del teste, vero? - 
è che 
evoca fantasie nella mente del lettore. 
Riguardo a questo punto, 
due psicologi inglesi hanno domandato 
cosa vi sia di tanto sbagliato 
riguardo alle fantasie erotiche 
e alla diffusione di materiale - materiale anche scioccante - 
che alimenti le voglie della persona sessualmente immatura 
per quel tipo di fantasie. 
[...] Ciò che la difesa vuol dire è che 
il peggior risultato che possa derivare dalla lettura di un libro erotico 
potrebbe essere 
la masturbazione, 
un atto che non fa male a nessuno [...]
Vi è un certo paradosso, 
espresso succintamente da uno studioso di censura, Gershon Legman, 
che dice così: 
<<L'assassinio è un reato. Descriverlo non è un reato. 
Il sesso non è un reato. Descriverlo lo è>>"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).

domenica 21 luglio 2019

LA VITA E' MEGLIO VIVERLA CHE LEGGERLA!

"L'immagine 
della mia piccola vita 
senza il giovane 
era come quella di 
una biblioteca 
con le porte chiuse a chiave 
o, 
più semplice e più terrificante, 
quella di 
un libro 
senza metà delle pagine"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).  





"[...] lui 
le avventure 
preferisce viverle, 
non leggerle. 
Credo sia 
una cosa salutare. 
Una cosa 
bella" 

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).  

sabato 20 luglio 2019

VIVERE (nel)LA BIBLIOTECA


"D'altronde se io e il giovane ci fossimo incontrati su un treno 
io forse mi sarei rammaricata 
perché non eravamo in una biblioteca 
(nella biblioteca di un'isola sei due volte sospeso a galla, 
circondato dall'acqua, circondato dai libri), 
in un rifugio 
che non arriva mai in ritardo o all'improvviso, 
che non parte mai lentamente per poi sparire alla vista. 
Luogo intimo e sicuro, 
la biblioteca è il contrario di un treno. 
E' stabile, 
e accoglie persone (ed eccezionalmente, bambini) 
che per lo più stanno immobili, 
accoglie persone che sognano, 
che si oppongono al viaggio anche mentre leggono di altri mondi"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).


"Ma non avevo voglia di soffermarmi su quei pensieri 
e così dedicai le mie energie 
ad accogliere il pubblico della biblioteca, 
gli utenti che 
leggevano e lavoravano e passavano lì le loro giornate invernali. 
Erano 
i giovanissimi, 
i solitari, 
i vecchi, 
i colti, 
i pensatori e i sognatori, 
quelli propensi alle fughe dal reale 
e quelli impegnati ad apprendere un nuovo talento, 
quelli che non potevano permettersi il riscaldamento o un computer, 
quelli che anche potendo non avrebbero neppure pensato di acquistare un macchinario del genere,
presi com'erano 
a costruire case, a pescare, a cucire maglioni o piantare semi in un campo, 
quelli che andavano di fretta, 
per i quali ogni minuto significava soldi in meno, 
e quelli che avevano tutto il giorno da scialacquare, 
tutto il resto della vita, in realtà. 
La nostra isola è un paradiso per derelitti, 
un rifugio per individui segnati 
dalla fragilità, 
dalla vecchiaia 
o semplicemente da un incurabile amore per la bellezza. 
I boschi nascondono 
i fuggitivi, i muti, gli eremiti, i deviati, i guasti, i selvaggi. 
Mi occupai di ciascuno di loro con ugual passione e sincerità. 
[...] Volevo aiutare qualcuno, soddisfare un bisogno"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).

domenica 14 luglio 2019

SULLA LETTURA


Sull'utilità della lettura

"Leggevo, più che mai. 
Andavo in biblioteche diverse (rispolverando un'altra vecchia abitudine), 
forse in cerca del testo che mi avrebbe spiegato cosa fare"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




"[...] quei romanzi 
erano come piccoli specchi che portavo con me nella borsa di tela. 
Potevo sempre aprirne uno, guardarlo e vedermici riflessa"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 



"Leggere dei problemi di altre persone può portare sollievo"  

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




"Dove ci si può immaginare che una bibliotecaria 
cerchi soluzione ai suoi problemi 
se non nei libri?"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




Sul gusto della lettura

"Ero una bibliotecaria, dopo tutto, miope, occhialuta, seduta a una scrivania, le gambe accavallate e la mente alla deriva, 
una donna che, a qualsiasi altra cosa, preferiva leggere.
Leggevo ogni volta che mi era possibile, 
tra gli scaffali del seminterrato mentre sorseggiavo il mio tè con tanto latte, 
o a uno dei tavoli da picnic mentre sgranocchiavo forse troppo rumorosamente alghe ai semi di sesamo o noci tostate con salsa di soia. 
Con la pioggia o sotto il sole, aprivo un libro 
durante i dieci minuti di cammino dalla biblioteca a casa. 
Se ero ancora sveglia quando finalmente la mia piccola Maria si addormentava allora leggevo 
e se, per un misto di fortuna e grande impegno, mi svegliavo prima di lei 
e potevo alzarmi dal letto senza che se ne accorgesse 
strisciavo direttamente dai miei libri. 
Leggevo sulla veranda dell'asilo nido dove Maria passava le mattinate dei giorni lavorativi, 
quattro delle quali le trascorrevo in biblioteca 
e una, preziosa (il venerdì), sul pavimento, in varie posizioni fetali, 
a leggere"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




"Vagavo tra gli scaffali di queste biblioteche a me estranee 
senza una meta in particolare, 
a volte lasciandomi guidare da una lettera dell'alfabeto, 
a volte da un argomento 
come la materia oscura oppure la cucina francese. 
C'erano giorni in cui sceglievo un libro 
perché mi piaceva o non mi piaceva la copertina, 
o perché mi piaceva o non mi piaceva il nome dell'autore. 
Altri giorni andavo dritto verso un titolo a me caro 
e prendevo quello a destra o a sinistra. 
I libri non sono così diversi dalle persone. 
Spesso il tizio dall'altra parte della stanza che ha incrociato il tuo sguardo andrebbe tralasciato 
in favore di 
quello più tranquillo e meno carismatico che gli sta accanto. 
Inoltre se hai delle bramosie per uno sconosciuto 
forse in realtà desideri qualcuno che gli è invisibilmente connesso"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




Sulla difficoltà della lettura

"Quando ero sveglia 
mi sentivo troppo stanca per leggere, 
i muscoli delle braccia troppo deboli per reggere un libro, 
la mente o troppo frenetica o troppo fragile per seguire una riga di testo" 

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).

domenica 16 giugno 2019

L'UTILITA' DI UN ROMANZO

"[...] un romanzo 
che lascia tale e quale 
chi lo scrive e chi lo legge 
è un romanzo inutile"
Ferruccio Pinotti, "La società del sapere", Rizzoli, 2008. 


"Questo romanzo 
ha cercato di offrire la visione di una realtà complessa, 
che non era possibile raccontare altrimenti: 
la creazione, a volte, è la più efficace di tutte le scuole di pazienza e lucidità"
  Ferruccio Pinotti, "La società del sapere", Rizzoli, 2008.

sabato 8 giugno 2019

SE LA REALTA' VIVE DENTRO LE PAGINE


"Ora mi soffermo a lungo tra le sale della biblioteca, 
scruto uno a uno i dorsi allineati nella sezione narrativa, 
estraggo e ripongo i volumi in un'agonia di gesti meditati e indolenti. 
Scelgo i classici meno frequentati, 
quelli che hanno rare impronte digitali sulle pagine e riposano dentro una spessa patina di polvere. 
<<Sempre in mezzo alla carta, eh?>> 
mi bisbiglia con una punta di amara ironia la bibliotecaria. 
Se ne sta accasciata su una sedia con una luce rassegnata negli occhi, 
una voce spenta a tradire ambizioni frustrate.
Con la mano disegno un semicerchio nell'aria, 
perlustro tutte le file di scaffali intorno, 
e replico con ostinato orgoglio: 
<<Questa è ciò che io chiamo felicità>>"

Crocifisso Dentello, "Finché dura la colpa", Gaffi editore, 2015.



"Nemmeno lo schiamazzo dei bambini giù in strada, 
affannati a rincorrersi in una partita di calcio, 
riusciva a scuotermi dalla mia igienica distanza dalla realtà. 
[...] Nulla poteva rapirmi più dei fumetti e romanzi d'avventura ammonticchiati sulla scrivania,
nulla più della mia partita con quei neri caratteri di stampa.
Mentre i miei coetanei collezionavano ginocchia sbucciate e reprimende materne, 
io scendevo agonisticamente in campo contro Il piccolo principe e Il mago di Oz
impegnato nel mio personale torneo a ultimare un romanzo per cominciarne subito un altro, 
con la stessa costanza di un tarlo che scava nel legno.
I personaggi erano vivi intorno a me, 
tanto che mentre leggevo avevo la percezione di stringermi a loro in un'unica densa realtà, 
da cui non potevo e non volevo sottrarmi. 
Erano loro i miei amici, 
perché dentro quelle pagine mute risuonavano tutte le mie attese"

Crocifisso Dentello, "Finché dura la colpa", Gaffi editore, 2015.



"Nel corso delle mie periodiche spedizioni in biblioteca, 
capitava di tanto in tanto che decidessi di non rincasare subito 
e di trascorrervi alcune ore. 
La biblioteca era l'unico luogo dove sentivo meno opprimente il contatto con gli altri. 
Mi riconoscevo in quella umanità pensante 
che vive ai margini, che si attarda sui libri 
anziché lasciarsi fagocitare 
da quella gigantesca cospirazione contro la vita interiore 
che prende il nome di civiltà urbana.
Preferivo le mattinate grigie e piovose, 
con la luce anemica dei neon a incombere sui tavoli della sala lettura. 
Dopo mille esitazioni e ripensamenti, 
l'incontro fatale con una copertina allettante. 
Sfilavo il volume prescelto dallo scaffale 
e mi trascinavo fino all'ultimo tavolo tra quelli disposti in file parallele.
Sedevo in modo tale da vedere dal fondo le altre teste chine, 
così che nessuno potesse gettare uno sguardo su di me. 
Mi piaceva restarmene lì a leggere, 
in quello stanzone semideserto, 
cullato dal tambureggiare cupo della pioggia.
Quella mattina gli unici occupanti della sala eravamo io e un uomo 
che non ricordavo di avere mai visto tra le mura della biblioteca. 
[...] D'un tratto tirò indietro la sedia, si voltò e mi raggiunse al tavolo.
Era un uomo calvo e atletico, dall'aria distinta.
<<Ti piace leggere, eh?>> mi domandò con ingerenza predatoria. 
[...] <<Ti ho già notato altre volte>> riprese, 
<<ti ho sempre visto a spasso con una scorta di libri sottobraccio. 
Se penso ai tanti giovani sbandati che buttano le giornate a oziare 
c'è da ammirarti>>.
Soffocai una risata, 
pensando al disprezzo che semmai mi inseguiva da che ero nato. 
Ora quest'uomo sosteneva che io fossi degno di ammirazione.
<<C'è chi mi dà del perdigiorno>> dissi esitante, 
indeciso se compromettermi o meno con una confidenza prematura.
<<Viviamo nella dittatura della norma, non te ne sei mai accorto?>> 
si era rianimato l'uomo, alzando appena la voce. 
Non gli interessava la mia risposta. Era una domanda retorica. 
Ne aveva semplicemente bisogno per ripartire.
<<Nessuno sopporta l'eccezione, nessuno. 
Ci soffocano con il mito della normalità per spegnere le menti superiori>>"

Crocifisso Dentello, "Finché dura la colpa", Gaffi editore, 2015.

domenica 19 maggio 2019

I MIEI LIBRI PREFERITI


I miei libri preferiti sono quelli che ti prendono e ti portano via con loro, 
facendoti volare sopra questo caotico mondo, 
e arrivano a scuotere le corde profonde dei tuoi sentimenti, 
creando una musica celestiale per l'anima... 

domenica 21 gennaio 2018

UNA COSTITUZIONE CHE (R)ESISTE ANCORA


Roma, lunedì 24 marzo 1947, pomeriggio. 
All'Assemblea Costituente è in esame l'articolo secondo cui "i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza e lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche, sono eguali di fronte alla legge".
Il democristiano Mario Cingolani, ex ministro dell'Aeronautica nel secondo governo De Gasperi, prende la parola per spiegare un suo emendamento attraverso il quale intende togliere il termine "razza" per sostituirlo con quello di "stirpe": 
"...per un atto di doverosa cortesia verso le comunità israelitiche italiane, che hanno fatto conoscere a parecchi di noi […] che sarebbe loro desiderio che alla parola <<razza>> sia sostituita la parola <<stirpe>>. Essendo gli israeliti italiani stati vittime della campagna razzista fatta dal nazi-fascismo, a me sembra che accogliere il loro desiderio corrisponda anche ad un riconoscimento della loro ripresa di una perfetta posizione di uguaglianza fra tutti i cittadini italiani".
Gli risponde così il comunista Renzo Laconi:
"Noi non possiamo accettare questa proposta […], perché in questa parte dell’articolo vi è un preciso riferimento a qualche cosa che è realmente accaduto in Italia, al fatto cioè che determinati principi razziali sono stati impiegati come strumento di politica ed hanno fornito un criterio di discriminazione  degli italiani, in differenti categorie di reprobi e di eletti. Per questa ragione, e cioè per il fatto che questo richiamo alla razza costituisce un richiamo ad un fatto storico realmente avvenuto e che noi vogliamo condannare, oggi in Italia, riteniamo che la parola <<razza>> debba essere mantenuta. Ciò non significa che essa debba avere alcun significato spregiativo per coloro che fanno parte di razze differenti da quella italiana. Basta aprire un qualsiasi testo di geografia per trovare che gli uomini si dividono in quattro o cinque razze: e questa suddivisione non ha mai comportato, per se stessa, alcun significato spregiativo. Il fatto che si mantenga questo termine per negare il concetto che vi è legato, e affermare l’eguaglianza assoluta di tutti i cittadini, mi pare sia positivo e non negativo".
Sulla controversia interviene infine il Presidente della Commissione per la Costituzione, Meuccio Ruini: 
"Si potrebbe apprezzare  la parola <<stirpe>> e preferirla a quella di <<razza>>, per quanto anche razza abbia un significato ed un uso scientifico, oltreché di linguaggio comune. Comprendo che vi sia chi desideri liberarsi da questa parola maledetta, da questo razzismo che sembra una postuma persecuzione verbale; ma è proprio per reagire a quanto è avvenuto nei regimi nazifascisti, per negare nettamente ogni diseguaglianza che si leghi in qualche modo alla razza ed alle funeste teoriche fabbricate al riguardo, è per questo che – anche con significato di contingenza storica – vogliamo affermare la parità umana e civile delle razze".  
A seguito di queste parole, l'on. Cingolani decide di ritirare il proprio emendamento, ragion per cui l'articolo in questione viene approvato con la parola "razza".
Dunque, quando ancora oggi leggiamo all'articolo 3 della nostra Costituzione che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,...", dobbiamo sapere che i Costituenti hanno così voluto esprimere un'apposita, forte reazione alle leggi razziali fasciste (della cui emanazione quest'anno ricorrono gli ottant'anni) e farne imperitura memoria perché si resista sempre e con fermezza a ogni discriminazione e razzismo.


lunedì 7 agosto 2017

DUE CUORI IN UN LIBRO


Poco più di due mesi fa la giornalista Sandra Bonsanti ha compiuto 80 anni.

"In regalo vorrei da ciascuno di voi un libro: 
quello più caro che avete. 
Avrò così una piccola preziosa biblioteca 
per il tempo a venire".

Facendo mia questa emozionante e dolcissima preghiera, vi aggiungerei una postilla: che ognuno scolpisca all'inizio del libro una dedica con il proprio nome e la ragione per cui si sia affezionato a quel testo.
Così, ogni volta che il destinatario custodirà tra le mani il ricco dono, potrà librarsi nel cielo più blu e liberarsi dalla zavorra della sofferenza terrena.
Semplicemente con un librolibratosi in volo da un cuore a un altro.