martedì 30 luglio 2019

PENSIERO E AZIONE DI SESSO E AMORE


"Per anni si era sentito uno spostato, 
come se 
sulla faccia della terra 
non esistesse nessuno 
con cui allacciare un vero rapporto. 
Aveva spesso letto nei romanzi 
di relazioni che soddisfacevano in modo esaltante 
e questo lo deprimeva, 
perché in un certo senso questo significava 
che non sapeva essere all'altezza con nessuna donna, 
che non era capace di intessere 
una relazione che potesse essere paragonata 
a quelle che leggeva nei libri"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991

(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).



"I romanzi poi 
lo avevano portato a credere che 
ogni relazione con una donna 
dipendesse soprattutto dal sesso. 
Ora sapeva che 
quei libri dicevano il falso 
e lo avevano ingannato. 
Aveva intuito la verità 
sulle vere e false relazioni 
tra uomo e donna, 
nei suoi studi durante la preparazione del processo. 
E la notte precedente 
aveva sperimentato 
una relazione vera. 
Il processo gli aveva insegnato 
ciò che vi è di 
menzognero, ingannevole, illusorio 
nei romanzi pornografici, 
anche i migliori. 
Sorbì la sua bibita e ringraziò i suoi mentori.
Grazie al professor Ernest van den Haag, primo mentore, 
che ha smascherato il romanzo pornografico: 
<<Il sesso imperversa in un mondo vuoto 
poiché le persone usano i propri simili come anonimi contenitori o recipienti, 
privi di amore e di odio, di pensieri e di sentimenti, 
ridotti a pure sensazioni di piacere o di pena, 
che vivono in e per incessanti copule 
senza comprensione, conflittualità o legame affettivo>>.
[...] Questa era la frottola sull'uomo e la donna, la frottola smascherata. 
Deve essere necessariamente difesa. 
Ma non va mai creduta. 
La realtà, 
nella vita, nella letteratura, nella letteratura pulita, 
era qualcos'altro. 
Era, lo puntualizzava il professor Marcus, 
come la gente viveva insieme, 
come erano le loro emozioni e i loro mutevoli sentimenti, 
come erano le loro complesse motivazioni, 
le loro conflittualità nei riguardi l'uno dell'altra e all'interno di se stessi. 
La realtà era, come la vide Barzun, 
l'insieme di tenerezze, di esitazioni, di sensazioni e di fantasticherie dell'amore.

[...] La notte precedente, con Maggie Russell, Barrett  
aveva goduto e sofferto per la prima volta questa realtà 
nel reciproco rapporto con una donna. 
Era stato 
qualcosa di più dei due appuntiti dorsali e dell'ampia fenditura, 
qualcosa di più del suo pene eretto, 
e qualcosa di più delle meraviglie nascoste in quella fenditura. 
Erano state 
le ore trascorse a chiacchierare, 
la scoperta di cose in comune, 
le risate, il dolore, l'indignazione e la segreta consapevolezza 
che erano uniti, eccezionali, superiori al mondo, 
e che apprezzavano infinitamente la loro segreta unicità. 
Era stato 
il loro profondo desiderio 
di essere sempre più vicini, di toccarsi, amarsi, fondersi in un solo essere. 
Era stata 
la loro decisione simultanea, 
il loro fare l'amore senza dirsi una parola, 
l'uso del contraccettivo prima da parte di lei, 
il loro iniziale imbarazzo di fronte alla reciproca nudità, 
la sua cicatrice per l'appendicite, 
il suo desiderio di essere più magro prima di averla incontrata, 
la loro goffaggine, 
la sua difficoltà a penetrare, 
il suo grido iniziale non di estasi ma di pena, 
la loro vittoria nell'unione raggiunta, 
il borbottio del suo ventre 
e il pensiero fuggevole [...] nella sua mente 
prima del suo orgasmo precoce, 
le sue scuse, 
i baci di lei, 
il loro fitto sussurrare dopo, 
il tè coi biscotti preso insieme, 
e ancora il parlottio assonnato, 
il respiro ritmico di lei nel sonno, 
il sorprendersi a russare. 
Era 
tutto questo e molto di più"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).



"C'era poi una certa esitazione 
a descrivere apertamente nel romanzo 
i vari atti sessuali. 
Ancora una volta Lawrence collaborò [...] a mostrarmene il modo, dicendomi 
[trattasi dello scrittore David Herbert Lawrence. 
Qui si fa riferimento a un suo saggio - "A Propos of Lady Chatterley's Lover", ovvero "A proposito de L'amante di Lady Chatterley- scritto per spiegare e difendere il proprio romanzo, vittima di censura e feroci polemiche, N.d.A.]
<<Voglio che gli uomini e le donne 
siano in grado di 
pensare al sesso 
con pienezza, senza chiusure, lealmente, in modo pulito. 
Anche se non riusciamo ad agire sessualmente in maniera soddisfacente, 
cerchiamo almeno di pensare sessualmente in modo completo e pulito. 
Tutte le chiacchiere sulle giovani e sulla verginità 
come un lenzuolo bianco su cui niente va scritto 
sono sciocchezze pure e semplici. 
I giovani e le giovani sono 
tutto un groviglio tormentato, 
un confuso fermento di sentimenti sensuali e di pensieri sessuali, 
che soltanto gli anni potranno districare. 
Solo anni di leali pensieri di sesso e anni di faticosa lotta in campo sessuale 
ci porteranno dove vogliamo arrivare, 
alla nostra vera e realizzata purezza, 
alla nostra completezza, 
quando, cioè, 
il nostro atto sessuale e il nostro pensiero sessuale 
saranno in armonia fra loro 
e l'uno non interferirà con l'altro>>"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).

lunedì 22 luglio 2019

L'EROTISMO (a) LETTO

"Non ci sono libri osceni 
ma soltanto uomini osceni con menti oscene"

"molti autori possono denudare il corpo umano, 
ma pochi hanno l'audacia, il genio di 
mettere a nudo lo spirito umano"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 (titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).





"un editore francese una volta scrisse che la cosa più interessante riguardo all'erotismo non era che esistono trentadue posizioni del coito, ma piuttosto 
<<che cosa si agita 
nella testa delle persone, 
il modo in cui gli amanti reagiscono a vicenda>>"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 (titolo originale "The seven minutes"letteralmente "I sette minuti", 1969).




"[...] l'idea di 
usare dei censori 
per impedire di 
pensare al sesso
è pericolosa. 
Una persona che 
non pensi al sesso 
è anormale.
Pensare al sesso 
può spingere 
a pratiche sessuali 
che possono migliorare 
i rapporti coniugali. 
Pensieri di sesso 
che rendono l'amore 
un sentimento affascinante
non possono certo 
essere messi fuori legge. 
[...] Impedire 
un'opera d'arte 
perché incoraggia a 
pensare al sesso
è una minaccia alla salute della collettività. 
[...] Sesso e oscenità non sono sinonimi. 
Materiale osceno
è quello che tratta il sesso
in modo da suscitare un interesse lascivo. 
La rappresentazione del sesso... 
in arte, in letteratura, in opere scientifiche
non è in se stessa una ragione sufficiente per
negare a quel materiale
la protezione costituzionale per la libertà di parola e di stampa.
Il sesso, questa grande energia motrice nella vita dell'individuo,
è stato indiscutibilmente
argomento di pregnante interesse per l'umanità in qualunque epoca
ed è uno dei problemi vitali che interessano e preoccupano da sempre la società"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).




"Signore e signori della giuria, 
dal banco dei testimoni 
avete udito 
un famoso psichiatra, 
il dottor 
Yale Finegood, 
parlare degli 
innocui effetti 
della pornografia. 
L'effetto 
più sinistro 
di una lettura del genere 
- avete udito l'affermazione del teste, vero? - 
è che 
evoca fantasie nella mente del lettore. 
Riguardo a questo punto, 
due psicologi inglesi hanno domandato 
cosa vi sia di tanto sbagliato 
riguardo alle fantasie erotiche 
e alla diffusione di materiale - materiale anche scioccante - 
che alimenti le voglie della persona sessualmente immatura 
per quel tipo di fantasie. 
[...] Ciò che la difesa vuol dire è che 
il peggior risultato che possa derivare dalla lettura di un libro erotico 
potrebbe essere 
la masturbazione, 
un atto che non fa male a nessuno [...]
Vi è un certo paradosso, 
espresso succintamente da uno studioso di censura, Gershon Legman, 
che dice così: 
<<L'assassinio è un reato. Descriverlo non è un reato. 
Il sesso non è un reato. Descriverlo lo è>>"

Irving Wallace, "Sette lunghi minuti", Biblioteca Universale Rizzoli, 1991 
(titolo originale "The seven minutes", letteralmente "I sette minuti", 1969).

domenica 21 luglio 2019

LA VITA E' MEGLIO VIVERLA CHE LEGGERLA!

"L'immagine 
della mia piccola vita 
senza il giovane 
era come quella di 
una biblioteca 
con le porte chiuse a chiave 
o, 
più semplice e più terrificante, 
quella di 
un libro 
senza metà delle pagine"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).  





"[...] lui 
le avventure 
preferisce viverle, 
non leggerle. 
Credo sia 
una cosa salutare. 
Una cosa 
bella" 

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).  

sabato 20 luglio 2019

VIVERE (nel)LA BIBLIOTECA


"D'altronde se io e il giovane ci fossimo incontrati su un treno 
io forse mi sarei rammaricata 
perché non eravamo in una biblioteca 
(nella biblioteca di un'isola sei due volte sospeso a galla, 
circondato dall'acqua, circondato dai libri), 
in un rifugio 
che non arriva mai in ritardo o all'improvviso, 
che non parte mai lentamente per poi sparire alla vista. 
Luogo intimo e sicuro, 
la biblioteca è il contrario di un treno. 
E' stabile, 
e accoglie persone (ed eccezionalmente, bambini) 
che per lo più stanno immobili, 
accoglie persone che sognano, 
che si oppongono al viaggio anche mentre leggono di altri mondi"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).


"Ma non avevo voglia di soffermarmi su quei pensieri 
e così dedicai le mie energie 
ad accogliere il pubblico della biblioteca, 
gli utenti che 
leggevano e lavoravano e passavano lì le loro giornate invernali. 
Erano 
i giovanissimi, 
i solitari, 
i vecchi, 
i colti, 
i pensatori e i sognatori, 
quelli propensi alle fughe dal reale 
e quelli impegnati ad apprendere un nuovo talento, 
quelli che non potevano permettersi il riscaldamento o un computer, 
quelli che anche potendo non avrebbero neppure pensato di acquistare un macchinario del genere,
presi com'erano 
a costruire case, a pescare, a cucire maglioni o piantare semi in un campo, 
quelli che andavano di fretta, 
per i quali ogni minuto significava soldi in meno, 
e quelli che avevano tutto il giorno da scialacquare, 
tutto il resto della vita, in realtà. 
La nostra isola è un paradiso per derelitti, 
un rifugio per individui segnati 
dalla fragilità, 
dalla vecchiaia 
o semplicemente da un incurabile amore per la bellezza. 
I boschi nascondono 
i fuggitivi, i muti, gli eremiti, i deviati, i guasti, i selvaggi. 
Mi occupai di ciascuno di loro con ugual passione e sincerità. 
[...] Volevo aiutare qualcuno, soddisfare un bisogno"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).

domenica 14 luglio 2019

SULLA LETTURA


Sull'utilità della lettura

"Leggevo, più che mai. 
Andavo in biblioteche diverse (rispolverando un'altra vecchia abitudine), 
forse in cerca del testo che mi avrebbe spiegato cosa fare"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




"[...] quei romanzi 
erano come piccoli specchi che portavo con me nella borsa di tela. 
Potevo sempre aprirne uno, guardarlo e vedermici riflessa"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 



"Leggere dei problemi di altre persone può portare sollievo"  

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




"Dove ci si può immaginare che una bibliotecaria 
cerchi soluzione ai suoi problemi 
se non nei libri?"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




Sul gusto della lettura

"Ero una bibliotecaria, dopo tutto, miope, occhialuta, seduta a una scrivania, le gambe accavallate e la mente alla deriva, 
una donna che, a qualsiasi altra cosa, preferiva leggere.
Leggevo ogni volta che mi era possibile, 
tra gli scaffali del seminterrato mentre sorseggiavo il mio tè con tanto latte, 
o a uno dei tavoli da picnic mentre sgranocchiavo forse troppo rumorosamente alghe ai semi di sesamo o noci tostate con salsa di soia. 
Con la pioggia o sotto il sole, aprivo un libro 
durante i dieci minuti di cammino dalla biblioteca a casa. 
Se ero ancora sveglia quando finalmente la mia piccola Maria si addormentava allora leggevo 
e se, per un misto di fortuna e grande impegno, mi svegliavo prima di lei 
e potevo alzarmi dal letto senza che se ne accorgesse 
strisciavo direttamente dai miei libri. 
Leggevo sulla veranda dell'asilo nido dove Maria passava le mattinate dei giorni lavorativi, 
quattro delle quali le trascorrevo in biblioteca 
e una, preziosa (il venerdì), sul pavimento, in varie posizioni fetali, 
a leggere"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




"Vagavo tra gli scaffali di queste biblioteche a me estranee 
senza una meta in particolare, 
a volte lasciandomi guidare da una lettera dell'alfabeto, 
a volte da un argomento 
come la materia oscura oppure la cucina francese. 
C'erano giorni in cui sceglievo un libro 
perché mi piaceva o non mi piaceva la copertina, 
o perché mi piaceva o non mi piaceva il nome dell'autore. 
Altri giorni andavo dritto verso un titolo a me caro 
e prendevo quello a destra o a sinistra. 
I libri non sono così diversi dalle persone. 
Spesso il tizio dall'altra parte della stanza che ha incrociato il tuo sguardo andrebbe tralasciato 
in favore di 
quello più tranquillo e meno carismatico che gli sta accanto. 
Inoltre se hai delle bramosie per uno sconosciuto 
forse in realtà desideri qualcuno che gli è invisibilmente connesso"

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014). 




Sulla difficoltà della lettura

"Quando ero sveglia 
mi sentivo troppo stanca per leggere, 
i muscoli delle braccia troppo deboli per reggere un libro, 
la mente o troppo frenetica o troppo fragile per seguire una riga di testo" 

Jennifer Tseng, "Mayumi e il mare della felicità", edizioni e/o, 2016 
(titolo originale "Mayumi and the Sea of Happiness"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2014).

domenica 16 giugno 2019

L'UTILITA' DI UN ROMANZO

"[...] un romanzo 
che lascia tale e quale 
chi lo scrive e chi lo legge 
è un romanzo inutile"
Ferruccio Pinotti, "La società del sapere", Rizzoli, 2008. 


"Questo romanzo 
ha cercato di offrire la visione di una realtà complessa, 
che non era possibile raccontare altrimenti: 
la creazione, a volte, è la più efficace di tutte le scuole di pazienza e lucidità"
  Ferruccio Pinotti, "La società del sapere", Rizzoli, 2008.

sabato 8 giugno 2019

SE LA REALTA' VIVE DENTRO LE PAGINE


"Ora mi soffermo a lungo tra le sale della biblioteca, 
scruto uno a uno i dorsi allineati nella sezione narrativa, 
estraggo e ripongo i volumi in un'agonia di gesti meditati e indolenti. 
Scelgo i classici meno frequentati, 
quelli che hanno rare impronte digitali sulle pagine e riposano dentro una spessa patina di polvere. 
<<Sempre in mezzo alla carta, eh?>> 
mi bisbiglia con una punta di amara ironia la bibliotecaria. 
Se ne sta accasciata su una sedia con una luce rassegnata negli occhi, 
una voce spenta a tradire ambizioni frustrate.
Con la mano disegno un semicerchio nell'aria, 
perlustro tutte le file di scaffali intorno, 
e replico con ostinato orgoglio: 
<<Questa è ciò che io chiamo felicità>>"

Crocifisso Dentello, "Finché dura la colpa", Gaffi editore, 2015.



"Nemmeno lo schiamazzo dei bambini giù in strada, 
affannati a rincorrersi in una partita di calcio, 
riusciva a scuotermi dalla mia igienica distanza dalla realtà. 
[...] Nulla poteva rapirmi più dei fumetti e romanzi d'avventura ammonticchiati sulla scrivania,
nulla più della mia partita con quei neri caratteri di stampa.
Mentre i miei coetanei collezionavano ginocchia sbucciate e reprimende materne, 
io scendevo agonisticamente in campo contro Il piccolo principe e Il mago di Oz
impegnato nel mio personale torneo a ultimare un romanzo per cominciarne subito un altro, 
con la stessa costanza di un tarlo che scava nel legno.
I personaggi erano vivi intorno a me, 
tanto che mentre leggevo avevo la percezione di stringermi a loro in un'unica densa realtà, 
da cui non potevo e non volevo sottrarmi. 
Erano loro i miei amici, 
perché dentro quelle pagine mute risuonavano tutte le mie attese"

Crocifisso Dentello, "Finché dura la colpa", Gaffi editore, 2015.



"Nel corso delle mie periodiche spedizioni in biblioteca, 
capitava di tanto in tanto che decidessi di non rincasare subito 
e di trascorrervi alcune ore. 
La biblioteca era l'unico luogo dove sentivo meno opprimente il contatto con gli altri. 
Mi riconoscevo in quella umanità pensante 
che vive ai margini, che si attarda sui libri 
anziché lasciarsi fagocitare 
da quella gigantesca cospirazione contro la vita interiore 
che prende il nome di civiltà urbana.
Preferivo le mattinate grigie e piovose, 
con la luce anemica dei neon a incombere sui tavoli della sala lettura. 
Dopo mille esitazioni e ripensamenti, 
l'incontro fatale con una copertina allettante. 
Sfilavo il volume prescelto dallo scaffale 
e mi trascinavo fino all'ultimo tavolo tra quelli disposti in file parallele.
Sedevo in modo tale da vedere dal fondo le altre teste chine, 
così che nessuno potesse gettare uno sguardo su di me. 
Mi piaceva restarmene lì a leggere, 
in quello stanzone semideserto, 
cullato dal tambureggiare cupo della pioggia.
Quella mattina gli unici occupanti della sala eravamo io e un uomo 
che non ricordavo di avere mai visto tra le mura della biblioteca. 
[...] D'un tratto tirò indietro la sedia, si voltò e mi raggiunse al tavolo.
Era un uomo calvo e atletico, dall'aria distinta.
<<Ti piace leggere, eh?>> mi domandò con ingerenza predatoria. 
[...] <<Ti ho già notato altre volte>> riprese, 
<<ti ho sempre visto a spasso con una scorta di libri sottobraccio. 
Se penso ai tanti giovani sbandati che buttano le giornate a oziare 
c'è da ammirarti>>.
Soffocai una risata, 
pensando al disprezzo che semmai mi inseguiva da che ero nato. 
Ora quest'uomo sosteneva che io fossi degno di ammirazione.
<<C'è chi mi dà del perdigiorno>> dissi esitante, 
indeciso se compromettermi o meno con una confidenza prematura.
<<Viviamo nella dittatura della norma, non te ne sei mai accorto?>> 
si era rianimato l'uomo, alzando appena la voce. 
Non gli interessava la mia risposta. Era una domanda retorica. 
Ne aveva semplicemente bisogno per ripartire.
<<Nessuno sopporta l'eccezione, nessuno. 
Ci soffocano con il mito della normalità per spegnere le menti superiori>>"

Crocifisso Dentello, "Finché dura la colpa", Gaffi editore, 2015.

domenica 19 maggio 2019

I MIEI LIBRI PREFERITI


I miei libri preferiti sono quelli che ti prendono e ti portano via con loro, 
facendoti volare sopra questo caotico mondo, 
e arrivano a scuotere le corde profonde dei tuoi sentimenti, 
creando una musica celestiale per l'anima... 

domenica 21 gennaio 2018

UNA COSTITUZIONE CHE (R)ESISTE ANCORA


Roma, lunedì 24 marzo 1947, pomeriggio. 
All'Assemblea Costituente è in esame l'articolo secondo cui "i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza e lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche, sono eguali di fronte alla legge".
Il democristiano Mario Cingolani, ex ministro dell'Aeronautica nel secondo governo De Gasperi, prende la parola per spiegare un suo emendamento attraverso il quale intende togliere il termine "razza" per sostituirlo con quello di "stirpe": 
"...per un atto di doverosa cortesia verso le comunità israelitiche italiane, che hanno fatto conoscere a parecchi di noi […] che sarebbe loro desiderio che alla parola <<razza>> sia sostituita la parola <<stirpe>>. Essendo gli israeliti italiani stati vittime della campagna razzista fatta dal nazi-fascismo, a me sembra che accogliere il loro desiderio corrisponda anche ad un riconoscimento della loro ripresa di una perfetta posizione di uguaglianza fra tutti i cittadini italiani".
Gli risponde così il comunista Renzo Laconi:
"Noi non possiamo accettare questa proposta […], perché in questa parte dell’articolo vi è un preciso riferimento a qualche cosa che è realmente accaduto in Italia, al fatto cioè che determinati principi razziali sono stati impiegati come strumento di politica ed hanno fornito un criterio di discriminazione  degli italiani, in differenti categorie di reprobi e di eletti. Per questa ragione, e cioè per il fatto che questo richiamo alla razza costituisce un richiamo ad un fatto storico realmente avvenuto e che noi vogliamo condannare, oggi in Italia, riteniamo che la parola <<razza>> debba essere mantenuta. Ciò non significa che essa debba avere alcun significato spregiativo per coloro che fanno parte di razze differenti da quella italiana. Basta aprire un qualsiasi testo di geografia per trovare che gli uomini si dividono in quattro o cinque razze: e questa suddivisione non ha mai comportato, per se stessa, alcun significato spregiativo. Il fatto che si mantenga questo termine per negare il concetto che vi è legato, e affermare l’eguaglianza assoluta di tutti i cittadini, mi pare sia positivo e non negativo".
Sulla controversia interviene infine il Presidente della Commissione per la Costituzione, Meuccio Ruini: 
"Si potrebbe apprezzare  la parola <<stirpe>> e preferirla a quella di <<razza>>, per quanto anche razza abbia un significato ed un uso scientifico, oltreché di linguaggio comune. Comprendo che vi sia chi desideri liberarsi da questa parola maledetta, da questo razzismo che sembra una postuma persecuzione verbale; ma è proprio per reagire a quanto è avvenuto nei regimi nazifascisti, per negare nettamente ogni diseguaglianza che si leghi in qualche modo alla razza ed alle funeste teoriche fabbricate al riguardo, è per questo che – anche con significato di contingenza storica – vogliamo affermare la parità umana e civile delle razze".  
A seguito di queste parole, l'on. Cingolani decide di ritirare il proprio emendamento, ragion per cui l'articolo in questione viene approvato con la parola "razza".
Dunque, quando ancora oggi leggiamo all'articolo 3 della nostra Costituzione che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,...", dobbiamo sapere che i Costituenti hanno così voluto esprimere un'apposita, forte reazione alle leggi razziali fasciste (della cui emanazione quest'anno ricorrono gli ottant'anni) e farne imperitura memoria perché si resista sempre e con fermezza a ogni discriminazione e razzismo.


lunedì 7 agosto 2017

DUE CUORI IN UN LIBRO


Poco più di due mesi fa la giornalista Sandra Bonsanti ha compiuto 80 anni.

"In regalo vorrei da ciascuno di voi un libro: 
quello più caro che avete. 
Avrò così una piccola preziosa biblioteca 
per il tempo a venire".

Facendo mia questa emozionante e dolcissima preghiera, vi aggiungerei una postilla: che ognuno scolpisca all'inizio del libro una dedica con il proprio nome e la ragione per cui si sia affezionato a quel testo.
Così, ogni volta che il destinatario custodirà tra le mani il ricco dono, potrà librarsi nel cielo più blu e liberarsi dalla zavorra della sofferenza terrena.
Semplicemente con un librolibratosi in volo da un cuore a un altro.


martedì 25 aprile 2017

IL SENSO DELLA LEGALITA' 
(E DELL'ANTIFASCISMO)

"Guardate,
una delle più gravi malattie, una delle più gravi eredità patologiche lasciate dal fascismo all’Italia
è stata quella del discredito delle leggi:
gli italiani hanno sempre avuto assai scarso, ma lo hanno quasi assolutamente perduto dopo il fascismo, il senso della legalità,
quel senso che ogni cittadino dovrebbe avere del suo dovere morale, indipendente dalle sanzioni giuridiche, di rispettare la legge, di prenderla sul serio;
e questa perdita del senso della legalità è stata determinata dalla slealtà del legislatore fascista, che faceva leggi fittizie, truccate, meramente figurative, colle quali si industriava di far apparir come vero attraverso l’autorità del legislatore ciò che in realtà tutti sapevano che non era vero e non poteva esserlo"

                                                        Piero Calamandrei, 
                            intervento pronunciato in Assemblea Costituente, 
4 marzo 1947.

sabato 26 novembre 2016

UN MONITO CONTRO LE PREPOTENZE DEL POTERE

"La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino".
No, ciò che avete appena letto non è frutto del pensiero rivoluzionario di un pericoloso sovversivo no global marxista-leninista.
Si tratta di una proposta - risalente a settant'anni fa - del deputato democristiano Giuseppe Dossetti (che nel 1959 sarebbe stato ordinato sacerdote) inerente "Lo Stato come ordinamento giuridico e i suoi rapporti con gli altri ordinamenti".
Dopo essersi insediata il 25 giugno 1946 e aver contestualmente eletto il proprio presidente nella figura del socialista Giuseppe Saragat (che nel 1964 sarebbe stato eletto Presidente della Repubblica), l'Assemblea Costituente, il 15 luglio seguente, decise di nominare una Commissione incaricata di elaborare e proporre il progetto della nuova Costituzione (composta da 75 deputati, scelti da Saragat secondo il criterio della proporzionalità dei gruppi politici rappresentati).
A sua volta la Commissione venne suddivisa in tre Sottocommissioni, in base alle tematiche da affrontare: fu presso la prima di esse - chiamata a elaborare i principi generali della nuova Carta e sancire i diritti e i doveri dei cittadini - che l'onorevole Dossetti avanzò la proposta sopra citata.
Dopo avervi definito il compito e la funzione giuridica e politica dello Stato (il quale “protegge, favorisce, coordina e, dove occorra, integra le attività dei singoli, delle famiglie, degli enti territoriali e delle altre forme sociali”, art. 1) e il fondamento della sua sovranità (che “si esplica nei limiti dell’ordinamento giuridico costituito dalla presente Costituzione e dalle altre leggi ad essa conformi”, art. 2), il deputato della Dc espose quello che lui stesso definì "l’abituale principio della resistenza, logico corollario dei due articoli precedenti”.
Principio, del resto, non certo innovativo, ma tratto dalla Costituzione francese del 19 aprile di quello stesso 1946.
L'intento di Dossetti era inserire anche nella nostra Costituzione un precetto generale, un diritto-dovere fondamentale, demandando poi alla legge penale il compito di sancirlo e regolarlo concretamente, così che in caso d'inosservanza potesse essere stabilita - di volta in volta - l'apposita sanzione, in relazione alle specifiche situazioni e alle conseguenze derivate.
Come ben spiegato dal deputato Aldo Moro - che nel 1963 avrebbe assunto la carica di Presidente del Consiglio - proporre la rivoluzione sia come diritto etico-giuridico (se nata “da uno stato di indebita compressione dei diritti di libertà sanciti dalla Costituzione”), sia come dovere morale (“che è bene sia affermato dalla Costituzione, nel senso che la passività, di fronte all'arbitrio dello Stato, costituisce inosservanza di un dovere morale fondamentale”) avrebbe comportato affidare a tale norma “un preciso e netto significato giuridico, in quanto pone un criterio direttivo al legislatore penale, affinché non consideri come reati degli atti commessi con apparenza delittuosa, ma che hanno invece il nobile scopo di garantire la libertà umana” (Commissione per la Costituzione - Prima Sottocommissione, seduta del 3 dicembre 1946).
In quella stessa seduta d'inizio dicembre la prima Sottocommissione approvò la norma Dossetti a stragrande maggioranza, con 10 sì, 1 no (il democristiano Carmelo Caristia) e 2 astenuti.
Questa venne così inserita nel Progetto di Costituzione approvato dalla Commissione e presentato alla Presidenza dell’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947, il cui articolo 50 recitava:
"Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e le leggi, di adempiere con disciplina ed onore le funzioni che gli sono affidate" (comma 1).
"Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino" (comma 2).
Pur avviando la discussione della norma Dossetti nella seduta del 23 maggio 1947, l'Assemblea, dopo un intenso dibattito, decise di rinviarne il giudizio, ripreso e definitivamente risolto solo tra la sera del 4 dicembre 1947 e la tarda mattinata del giorno seguente.
Nel corso della seduta del 5 dicembre, infatti, il principio proposto da Dossetti - nonostante fosse stato appoggiato in diverse occasioni da deputati importanti come il già ricordato Aldo Moro (democristiano), il pur dubbioso Palmiro Togliatti (comunista, ministro della Giustizia dal 21 giugno 1945 al 12 luglio 1946), Fausto Gullo (comunista, ministro della Giustizia succeduto a Togliatti) e Giuseppe Grassi (liberale, ministro della Giustizia succeduto a Gullo; il 27 dicembre 1947 avrebbe firmato in tale qualità il testo definitivo della Costituzione) - fu soppresso su proposta di tre deputati liberali (Aldo Bozzi, Amerigo Crispo e Giuseppe Candela), due del Fronte dell'Uomo Qualunque (Francesco Colitto e Cesario Rodi), due democristiani (Giambattista Bosco Lucarelli e Corrado Terranova), due repubblicani (Ugo Della Seta e Arnaldo Azzi) e un conservatore monarchico (Francesco Caroleo).
Come disse in Assemblea l'onorevole Fausto Gullo, poco prima che venisse decretato lo stralcio finale della norma Dossetti:
"A me pare che nella nuova Costituzione noi dobbiamo affermare il diritto del cittadino di ribellarsi all'arbitrio e alla tirannia.
[...] E' un monito che si dà all'autorità: se essa decampa [sconfina, N.d.A.] dai limiti legittimi, avrà di fronte il cittadino col suo diritto di ribellarsi. 
Non è detto che quest'atto del cittadino debba assumere la forma estrema dell'atto rivoluzionario.
Ci sono tante maniere di ribellarsi. 
Affermare questo principio non significa altro che dare concreta attuazione a quegli altri diritti che noi abbiamo affermato nella parte generale della Costituzione, i diritti del cittadino, i diritti dell'uomo. 
Se questi diritti sono violati o offesi dall'autorità costituita, i cittadini offesi, e come collettività e come singoli, hanno il diritto di ribellarsi" 
(Assemblea Costituente, seduta antimeridiana del 5 dicembre 1947).


Ecco, il 4 dicembre prossimo cerchiamo di rammentare e fare nostro quel monito, esattamente 70 anni dopo la sua provvisoria approvazione e 69 anni dopo la sua conclusiva bocciatura.
Per dimostrare che i cittadini - votando NO al referendum costituzionale - vogliono e sanno ribellarsi alle prepotenze di un potere che sopporta sempre meno i limiti costituzionali e democratici partoriti dalla Resistenza al nazi-fascismo.