mercoledì 21 aprile 2021

LA SCOMPARSA DEI NOMI 
NEL BUIO PIU' BUIO 
 
"Come ha saputo il mio nome se ero semplicemente un numero?"
 
 Edith Bruck, "La donna dal cappotto verde", Garzanti, 2012.
 
 
 
 
"[...] l'epoca più buia del buio che 
non manca mai sul mondo 
può calare più o meno violentemente sugli innocenti di turno"
 
Edith Bruck, "La donna dal cappotto verde", Garzanti, 2012.

mercoledì 17 marzo 2021

L'AMORE VERO, PURO

Aurelio Bulzatti, Figure, 1995
"<<Ti riscaldo io>> 
disse abbracciandomi 
e appoggiando sul mio petto 
la sua testa 
profumata e ricca di capelli 
come le bambole di mia madre. 
Piano piano 
i miei muscoli si rilassarono 
e subentrò tra di noi 
un silenzio intenso, bellissimo 
e una vicinanza così stretta 
da non lasciar posto a niente altro. 
Quel quarto d'ora 
tutto nostro e privo di parole 
mi sembrava l'infinito. 
L'amore vero, puro"
 
Edith Bruck, "Il silenzio degli amanti", Marsilio, 1997. 
 

domenica 21 febbraio 2021

PESSIMISTA? NO, SENTINELLA!



 
 
"<<Non è un po' pessimista?>> 
chiese con educata cautela 
la signorina Prim, 
mentre sbirciava l'orologio. 
L'anziana la guardò in silenzio.
<<Pessimista? 
Niente affatto, mia cara. 
Ma che cosa deve fare 
una sentinella, 
se non dare notizia 
di quel che vede?
Non ci sono sentinelle 
pessimiste o ottimiste, Prudencia. 
Ci sono sentinelle vigili 
e sentinelle addormentate>>" 
 
Natalia Sanmartin Fenollera, "Il risveglio della signorina Prim", Mondadori, 2014 (titolo originale "El despertar de la señorita Prim", letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2013).
 
IL SENTIMENTALISMO 
DI OGNI BUON BIBLIOTECARIO
 
 
 
 
 
 
 
"Alla signorina Prim piacevano quei libri. 
L'emozionava l'idea che lì, 
su quei vecchi scaffali, 
i volumi avessero assistito 
lentamente e silenziosamente 
al calare delle notti 
e al nascere dei giorni"
 
Natalia Sanmartin Fenollera, 
"Il risveglio della signorina Prim", Mondadori, 2014 
(titolo originale "El despertar de la señorita Prim"
letteralmente così come tradotto nell'edizione italiana, 2013).
 

mercoledì 27 gennaio 2021

IL GIORNO DELLA (DOPPIA) MEMORIA


 
Oggi, 
27 gennaio 2021, 
non ricorre soltanto 
il Giorno della Memoria...

 
 
 
 
 
...ma anche 
il 120° anniversario della morte 
di Giuseppe Verdi.
 
 
 
 
 
 
 
  Che cosa potrà mai unire la Shoah e il Maestro? 
Un fatto storico davvero particolare, 
raccontato da uno dei protagonisti 
in un libro che consiglio di leggere: 
"Il Requiem di Terezín" di Josef Bor
Pubblicato per la prima volta nel 1963 con il titolo "Terezínské Rekviem"
arrivò in Italia due anni dopo per i tipi di Longanesi, 
con la traduzione di Bruno Meriggi (la stessa poi ripresa nel 2014 da Passigli Editori).
 
 

mercoledì 20 gennaio 2021

LA BIBLIOTECA, IL CENTRO VIVO 
DI UN PAESE CIVILE E MODERNO

"Simonetta 
[il responsabile del lavoro culturale, N.d.A.] 
invece fece un'altra proposta concreta, 
per la crisi del libro: 
la biblioteca, 
si doveva utilizzare 
la biblioteca comunale, 
per farne 
un centro di lettura, di dibattito, di incontro.
Intorno all'attività della biblioteca 
si poteva mobilitare 
un pubblico il più possibile vasto 
di intellettuali cittadini, avvocati, professionisti, medici, insegnanti. 
La biblioteca della nostra città 
era stata fondata 
da una singolare figura di prete garibaldino, 
illuminista e guerrazziano. 
Roma lo aveva sospeso a divinis  
sia per le sue idee, 
sia perché fu sorpreso, una sera, in un certo locale, dove ballava travestito da sergente della guardia nazionale. 
I locali che ospitavano la biblioteca 
un tempo appartenevano ad un convento: 
la sala di lettura, 
dalle volte altissime, fresca e silenziosa, 
un tempo era stata il refettorio. 
 

C'erano molti cimeli preziosi, 
nella nostra biblioteca: 
trentadue incunabuli, di cui uno rarissimo, forse unico, 
molte cinquecentine, 
centinaia di manoscritti, 
un atlante del cinquecento illustrato a mano 
e un curioso libro su foglia di palma, in lingua tamil
Non ci entrava quasi mai nessuno, 
perché il vecchio bibliotecario non amava i seccatori. 
Come molti dei suoi colleghi, 
considerava la biblioteca un suo luogo privato 
e cacciava con grandi urlacci i ragazzini del ginnasio 
che a volte si affacciavano là dentro 
e chiedevano di poter dare un'occhiata alle riviste. 
Era un ometto piccolo e grigio di capelli, sempre vestito di nero, con i polsini e il colletto di celluloide bianca; 
un tipo triste e misantropo, che viveva solo, con una vecchia serva, senza parenti né amici. 
Si chiamava Chellini Sforzi, 
due cognomi, come quasi tutti i bibliotecari, 
i quali in genere son persone modestissime, 
ma par che non badino all'economia, in fatto di nomi. 
Simonetta fece venire un intellettuale da Roma, 
per una riunione a cui invitò una trentina di persone, 
professionisti, avvocati, insegnanti, medici. 
L'intellettuale era un giovane bello, biondo, alto e pallido. 
[...] cominciò a parlare, in piedi, a bassa voce: 
teneva sul tavolo, davanti a sé, il foglietto degli appunti e l'orologio. 
 

Spiegò quale sia 
l'ufficio di una biblioteca 
in un paese civile e moderno. 
La biblioteca italiana 
di solito 
si limita alla conservazione 
del glorioso nostro patrimonio bibliografico 
e anche nei registri del comune 
il bibliotecario vien definito <<conservatore della biblioteca>>. 
Un patrimonio 
ricchissimo, senza dubbio, 
ma sterile, 
ove non si proponga la diffusione della lettura e del sapere. 
Una biblioteca veramente moderna 
deve proporsi di 
andare incontro al lettore, 
invitarlo alla lettura, 
presentandogli il libro aperto. 
 

[...] Prese subito la parola Simonetta, 
e disse che approvava la relazione del nostro gradito ospite e che lo ringraziava a nome di tutti.
Ripeté che 
una biblioteca moderna 
deve proporsi 
la diffusione del libro, 
e che quindi noi dovevamo, 
lì in biblioteca, 
prendere tutta una serie di iniziative in questo senso: 
letture, conferenze, dibattiti, diffusione del libro popolare. 
[...] Il vecchio Chellini Sforzi, 
seduto in un angolo, 
li stava a sentire con la faccia scura, 
visibilmente assillato dal pensiero che tutte quelle novità dovevano proprio accadere là dentro.
Eppure doveva star zitto, 
perché c'era la sua pratica per la pensione già in corso, 
e sperava che il comune lo congedasse con l'abbuono di cinque anni di servizio. 
[...] 
 

<<Che ne pensa della biblioteca? 
Mi pare un po' ferma, un po'...come dire? un po' invecchiata. 
Non le pare? 
Ora che il vecchio Chellini Sforzi è in pensione 
potremmo rimodernarla, 
farla diventare 
un centro vivo 
di dibattito, di discussione, di diffusione della cultura. 
No? 
Insomma la biblioteca potrebbe diventare 
un po', come dire? la nostra casa di cultura. 
Vedesse a Milano, cosa fanno alla casa della cultura! 
Vedesse a Livorno. 
A Livorno hanno adattato una vecchia cisterna lorenese; 
ci han ricavato sale per 
conferenze, mostre, rappresentazioni teatrali, dibattiti, proiezioni cinematografiche. 
Un sacco di roba>>. 
E così, grazie [...] al contributo del comune, 
trasformammo 
la nostra biblioteca. 
Comprarono la scaffalatura nuova, metallica, intensiva, a palchetti mobili. 
Riempirono di scaffali un intero stanzone, tante file bifronti di scaffali metallici disposti a pettine, a due piani, con un praticabile di lamiera e la ringhierina cromata: illuminazione al neon, un tubo per corsello. 
Sotto i libri, 
sopra i periodici. 
Per la sala di lettura comprarono mobili nuovi, 
un bel portariviste di legno e vetro, 
la vetrinetta per l'ingresso, dove esporre 
i recenti acquisti, gli avvisi per i soci e le locandine degli spettacoli. 
Tutto intorno alla pareti, a una certa altezza da terra, 
fissarono un grosso filo di ferro, 
dal quale potevano far pendere tante catenelle, 
e ogni catenella doveva sostenere un quadro. 
Per le mostre di pittura, di disegno, di fotografia è l'ideale. 
Il quadro si può appendere a qualsiasi altezza 
e non c'è bisogno di piantar chiodi e di sciupare il muro"
 
Luciano Bianciardi, "Il lavoro culturale", Feltrinelli, 1957. 
 

SULL'ORLO DI UNA CRISI...DI LIBRI!


"Con l'invenzione della stampa, 
con l'uso della carta come materia scrittoria, 
con il successivo enorme progresso dell'arte e dell'industria grafica, 
è cominciata e si è andata aggravando 
la crisi del libro. 
Infatti, 
se al tempo degli amanuensi 
la scrittura di un libro dipendeva direttamente dalla richiesta dei lettori, 
più tardi, 
crescendo enormemente la tiratura, grazie alla stampa meccanica, 
è diventato molto più difficile 
trovare un numero di lettori pari al numero crescente delle copie stampate. 
Nell'antichità era il lettore che cercava il libro, 
mentre oggi il rapporto si è invertito: 
il libro cerca il lettore. 
In Italia 
la crisi è complicata dal fatto che 
moltissimi scrivono e pochissimi leggono. 
[...] Forse il numero degli scrittori è pari a quello degli analfabeti, 
e fors'anche il problema dell'analfabetismo 
si potrebbe risolvere 
imponendo a ciascun autore di insegnare a leggere a un analfabeta, 
servendosi del suo libro [...] come di un sillabario"
 
Luciano Bianciardi, "Il lavoro culturale", Feltrinelli, 1957. 
 

mercoledì 13 gennaio 2021

RISCHIA! 
E METTICELA TUTTA!
 

"<<E' un rischio che dobbiamo correre>> annunciò alla fine Giovanna. 
<<Ma io non voglio rischiare!>> disse Rosetta alzando un po' la voce. 
<<Dobbiamo rischiare. Non si fa nulla di nobile senza rischio>>"
 
Federica Seneghini, "Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce", Solferino, 2020. 

 

"Dalla nostra abbiamo che ce l'abbiamo messa tutta, 
che ci abbiamo creduto fino in fondo. 
E non so più chi mi ha detto che 
puoi anche permetterti di perdere, quando sei sicuro di avere dato tutto"
 
Federica Seneghini, "Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce", Solferino, 2020.
 

martedì 5 gennaio 2021

LA PROFONDITA' DI OGNI CUORE


"E così mi vo ripetendo che 
il cuore delle persone dev'essere parecchio fondo, 
se non riesci a leggere nemmeno ciò che si contiene 
in quello di chi t'è stato tanto vicino, e tanto bene t'ha voluto sempre"
 
Luciano Bianciardi, "La battaglia soda", Rizzoli, 1964.
 

IL MIGLIOR CONDIMENTO

"Così il desinare fu lieto, 
perché il miglior condimento 
è volersi bene, 
e io sentivo di volere bene a tutta la tavolata"
 
Luciano Bianciardi, "La battaglia soda", Rizzoli, 1964.
 

lunedì 4 gennaio 2021

UN INSEGNAMENTO PREZIOSO

"Rimani onesto e bravo come ti fu insegnato. 
Non te ne verrà grande vantaggio, 
se non quello d'una coscienza pulita. 
E ricordati che il mondo, 
se cambia, e se non cambia in peggio, 
va sempre adagio. 
Molto adagio"
 
Luciano Bianciardi, "La battaglia soda", Rizzoli, 1964. 
 
 
 
 "Ora torna alla capanna di tuo padre 
e fa' ancora il carbonaio come un tempo. 
Cerca di essere buono e onesto 
e di fare onore al tuo mestiere 
e vedrai che i tuoi vicini ti ameranno e ti stimeranno 
più di quando possedevi cento barili d'oro. 
[...]  
E' meglio esser contenti con quel poco che si possiede, 
piuttosto che avere oro a palate e case lussuose ma un cuore di pietra"
 
Wilhelm Hauff, "Il cuore freddo" 
(titolo originale "Das kalte Herz", letteralmente così come tradotto in italiano), 1827. 
 

domenica 20 dicembre 2020

SEMPRE REGINA, MAI SERVA


"Sono morta tante volte, 
e tante volte risorta. 
Il mio viaggio prosegue 
tra le infinite pagine dell'esistenza. 
Le mie parole 
attraversano le menti e i cuori 
di donne e uomini, 
di città e nazioni. 
E questo bellissimo cammino non terminerà mai. 
Io sarò sempre regina e mai serva"
 
Pino Imperatore, "Allah, San Gennaro e i tre kamikaze", Mondadori, 2017.
 

giovedì 17 dicembre 2020

GLI ERETTI DI ALLAH

"Paradise lost", immagine tratta da "Vignette di AGJ"

"I detonatori 
erano il pensiero fisso di Salim [aspirante kamikaze, 
capo missione di un gruppo terroristico islamico, N.d.A.]
<<Ho poco tempo, ma riuscirò a fabbricarli. 
L'ho visto fare, non è difficile. 
Vado a comprare i pezzi, li assemblo, e tutto sarà a posto. 
Cosa credono, Feisal e Amira 
[gli altri due aspiranti kamikaze islamici del medesimo gruppo terroristico, N.d.A.]
che io sia un incapace? 
Mi osservano, mi giudicano, mi criticano. 
Vorrei vedere loro al mio posto, a sostenere il peso della missione! 
Sono capitati degli incidenti, e allora? 
Sto tappando i buchi, sto risolvendo. 
[...] 
Incollerirmi adesso è inutile. 
Devo guardare avanti. 
Il primo giorno di ottobre 
[data prevista dai terroristi islamici per compiere gli attentati a Napoli, N.d.A.]  
è vicino. 
Servono i detonatori, e io saprò costruirli. 
Faremo tre botti, uno più forte dell'altro. 
Bum bum bum
Se ne accorgeranno, i napoletani, sì che se ne accorgeranno! 
Il mondo intero se ne accorgerà. 
E mentre l'Occidente piangerà, 
io starò a spassarmela nel mio Paradiso, nel Jannah, 
con settantadue vergini. 
Anche Feisal ne avrà altrettante. 
Per Amira non so quale sia il premio; forse andrà in sposa a un martire. 
Ma ce la farò a soddisfare settantadue vergini? 
Mi hanno garantito che avrò un'erezione eterna, 
però settantadue sono tante. 
A me ne basterebbero una ventina. 
Quando sarò lì, lo farò presente. 
Apprezzeranno la mia modestia e mi accontenteranno. 
Ora devo pensare ai detonatori. 
Senza detonatori, niente martirio. 
E senza martirio, 
niente Jannah, 
niente vergini 
e niente erezione>>"

Pino Imperatore, "Allah, San Gennaro e i tre kamikaze", Mondadori, 2017. 
 

domenica 11 ottobre 2020

EPPURE SPETTA A NOI CAMBIARE 
SE VOGLIAMO LEGARCI A QUALCUNO


"Per molto tempo 
avevo invidiato 
l'affetto 
che le altre persone conquistavano senza sforzo. 
Tenersi per mano e baciarsi 
era come piluccare finalmente a un buffet ricco di squisitezze 
che non avevo mai realmente assaggiato, 
ed ero impaziente di provarle tutte. 
Dopo anni di solitudine e isolamento, 
ricevere le attenzioni di un'altra persona 
mi sollevava lo spirito in maniera incredibile. 
Era un modo infinitamente migliore di affrontare la vita"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019). 
 
 

"Come posso dirgli che la mia solitudine è devastante? 
Che è terribile essere soli, 
ma che non so rapportarmi con le persone 
né come occupare tutto il tempo che ho sempre a disposizione? 
Non è che non mi piaccia stare da sola, 
perché non è così, 
e posso trascorrere delle ore in attività solitarie 
come leggere un libro 
o fare una passeggiata senza aver bisogno di compagnia umana. 
[...] Ma a volte desidero la presenza di qualcun altro, 
qualcuno con cui poter essere me stessa. 
[...] Tentavo di riempire le mie giornate 
con un po' più di interazione sociale, 
ma la cosa non faceva che lasciarmi sfinita e sopraffatta. 
Era un legame personale con qualcuno che bramavo. 
Qualcuno che capisse le mie esigenze e fosse disposto a parlare la mia lingua"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019). 
 
 

"<<Andiamo, Jonathan. 
Per tutta la vita sono stata la stranezza fatta persona. 
Credi che quelli come me non sappiano come ci vedono gli altri? 
Ma per noi siete voi quelli strani, 
eppure spetta a noi cambiare se vogliamo integrarci>>"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used To Know"
letteralmente "La ragazza che lui era solito conoscere", 2019).
 
 

"<<Hai dei doni meravigliosi da offrire alla gente. 
Sei onesta e leale. 
Non tutti lo apprezzeranno, 
e ci saranno sempre persone a cui non piacerai. 
La vita non è facile per nessuno. 
Tutti dobbiamo sostenere delle sfide. 
Tutti dobbiamo affrontare delle avversità. 
E' il modo in cui le superiamo a renderci quello che siamo>>"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).

mercoledì 7 ottobre 2020

CORAGGIO!

William Shakespeare

"I codardi muoiono molte volte prima della morte;
i coraggiosi ne sentono il sapore solo una volta"

William Shakespeare, "Giulio Cesare" (atto II, scena II: chi parla è Cesare), 1599.

 

venerdì 2 ottobre 2020

ESSERE (non FARE) I BIBLIOTECARI


"Se c'era una cosa che amavo quasi quanto gli animali, erano i libri. 
Leggere mi trasportava 
in luoghi esotici, 
in periodi affascinanti della storia 
e in mondi totalmente diversi dal mio. 
In un nevoso pomeriggio di dicembre, quando avevo otto anni, 
mia madre, preoccupatissima, mi trovò nella nostra casetta sull'albero. 
Ero immersa nel mio romanzo preferito 
della serie La casa nella prateria di Laura Ingalls Wilder, 
quello in cui il papà viene sorpreso da una bufera di neve 
e mangia i dolci di Natale che stava portando alle figlie, Laura e Mary. 
La mamma mi aveva cercata per mezz'ora 
ed era rimasta senza voce a furia di chiamarmi. 
Malgrado le mie ripetute spiegazioni, non riusciva a capire che 
mi ero soltanto calata nella parte di Laura in attesa nella sua capanna. 
Starmene seduta al freddo nella casetta sull'albero aveva perfettamente senso per me. 
Quando ho scoperto che 
avrei potuto fare un lavoro che mi permettesse di passare ogni singolo giorno della mia vita in mezzo ai libri, 
la gioia che ho provato è stata assoluta"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).
 
 

"<<Ti piace lavorare alla biblioteca?>>.
 <<Lo adoro. E' quello che ho sempre voluto fare>>"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).
 
  

"<<Com'è andata la giornata?>> 
le domando dopo aver comunicato al tassista la nostra destinazione.  
<<Bene. 
Un po' pesante. 
Ho passato la maggior parte del tempo a setacciare le erbacce>>.
<<Le erbacce?>>.
<<Le collezioni della biblioteca 
sono come dei giardini per noi [bibliotecari, N.d.A.]
e le dobbiamo ispezionare in cerca di libri danneggiati o datati. 
Prendo il carrello 
e controllo un'intera sezione 
per assicurarmi che 
gli utenti possano usufruire della miglior scelta di testi possibile>>"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).
 
 

"<<Quindi, 
visto che lavori in una biblioteca, 
devono piacerti molto i libri>>, 
osserva Sherry. 
<<I libri mi piacciono più della maggior parte delle persone>>, 
replica Annika"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).
  
 

"<<Tu che cosa faresti 
se decidessi che non vuoi più lavorare in biblioteca?>>.
<<Scriverei commedie. Tutto il giorno>>. 
Mimo il gesto di digitare su una tastiera. 
<<Ma non posso immaginare di lasciare la biblioteca. La amo troppo>>.
<<Sei fortunata>>.
Mi stringo nelle spalle. 
<<So solo che non potrei passare la vita 
a fare una cosa che non mi rende felice>>"
 
Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).
 
 

"Ho usato ogni giorno di ferie che mi restava, 
e quando li ho finiti, ho presentato le mie dimissioni alla biblioteca. 
Mi hanno assicurato che 
mi riassumeranno quando sarò pronta a tornare al lavoro, 
e Jonathan mi ha detto che 
questo dimostra quanto mi apprezzassero. 
Mi fa sentire davvero bene ascoltare queste cose, 
perché non so mai realmente che cosa le persone pensano di me, 
almeno quelle che non mi dicono cose sgarbate in faccia. 
Tornerò, perché amo il mio lavoro alla biblioteca"  

Tracey Garvis Graves, "Il mondo visto da Annika Rose", Sperling & Kupfer, 2019 (titolo originale "The Girl He Used to Know"
letteralmente "La ragazza che lui conosceva", 2019).
 

sabato 29 agosto 2020

CALCIA LA PALLA!
Quando un verbo imperativo nasconde un sostantivo... declinato al femminile!


"Un giorno, dopo aver corso per pochi minuti, Ariana si ferma: è stanca.
Uno dei ragazzi che stanno giocando poco lontano scoppia a ridere. 
<<Non hai energia sufficiente per giocare!>>.
Ariana lo guarda infastidita.
<<Lascia perdere>> aggiunge il ragazzo. <<Il calcio non è uno sport per ragazze>>.
Adesso Ariana ne ha abbastanza.
<<Perché?>> gli chiede andando verso di lui. <<Tu hai due occhi e un naso, e li ho anch'io>>. 
Lui la guarda, confuso. 
<<Tu hai due gambe, e io pure. L'energia che hai tu, è quella che ho io, ma ho bisogno di allenamento. Tu ti sei allenato molto, perché puoi farlo tutte le volte che vuoi. Io invece sono una ragazza e non posso uscire di casa per allenarmi quando mi pare. E' questo quello di cui ho bisogno. Ma se potessi allenarmi seriamente, potrei giocare contro di te e allora sì che giocheremmo ad armi pari>>.
<<Forse puoi giocare con me>> risponde abbassando lo sguardo. 
E' evidente che vorrebbe mettere fine alla conversazione.
Ma Ariana è ormai partita lancia in resta, intenzionata ad attaccare.
<<Se tutti parlano come te, allora per noi non c'è niente da fare, ma se incoraggi le ragazze come me, dicendo, Bene, brava!, allora potremo allenarci e in futuro diventare buone giocatrici. E il mondo scoprirà che l'Afghanistan è un Paese che può competere con chicchessia>>"

Awista Ayub, "Giocando a calcio a Kabul", Piemme, 2010 
(titolo originale "However tall the mountain. A dream, eight girls, and a journey home", letteralmente "Per quanto alta possa essere la montagna. Un sogno, otto ragazze e un ritorno a casa", 2009).



"In Afghanistan non ho incontrato nessuno che simpatizzasse con i talebani o sostenesse di essersi trovato a proprio agio sotto il loro regime. 
Ho tuttavia incontrato fratelli che pensavano che le loro sorelle dovessero 
starsene in casa e non andare a scuola, 
e persino importanti funzionari della Federazione sportiva 
che si chiedevano 
se il calcio femminile potesse conciliarsi con la religione. 
In mezzo, c'erano ragazze che si consideravano buone musulmane, 
che pregavano ogni giorno, 
rispettavano le Scritture, vestivano pudicamente.
Ma anche loro volevano andare a scuola, istruirsi, 
avere una carriera lavorativa, 
sposarsi con chi volevano e quando volevano, 
e giocare a calcio, o praticare qualsiasi sport, senza dover chiedere il permesso 
agli uomini di casa. 
Ragazze desiderose di cogliere qualsiasi opportunità fosse data loro"

Awista Ayub, "Giocando a calcio a Kabul", Piemme, 2010 
(titolo originale "However tall the mountain. A dream, eight girls, and a journey home", letteralmente "Per quanto alta possa essere la montagna. Un sogno, otto ragazze e un ritorno a casa", 2009).