giovedì 19 febbraio 2015

MERITOCRENZIA


Gentile Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi,
mi sono già occupato di Lei il 29 febbraio del 2012, quando ho raccontato la condanna emessa nei suoi confronti dalla Corte dei Conti - Sezione Toscana per alcune assunzioni illegittime e illecite, frutto di un suo comportamento gravemente colposo, tale da aver cagionato un danno patrimoniale alla Provincia di Firenze da Lei amministrata.
Poi il 19 febbraio 2014 - alla luce dei fatti esposti dai magistrati contabili - ho posto alcune domandine facili facili, talmente facili che nessuno aveva pensato (nè avrebbe pensato poi) di rivolgere alla Signoria Vostra. In tale circostanza mi sono anche permesso di manifestare la sensazione e il timore che la grandissima maggioranza degli italiani si sarebbe posta al suo seguito, come un esercito schierato (di marionette) segue il proprio duce (ogni riferimento al suo storico predecessore alla guida del governo non è puramente casuale).
Purtroppo gli italiani non hanno tradito le aspettative (e quando mai?). 
Tre mesi dopo, infatti, alle elezioni europee del 25 maggio 2014, ben 11.203.231 elettori (pari al 40,81% dei voti validi) Le hanno dato fiducia.
E, a quanto pare, continuano ancora oggi a credere in Lei, imperterriti e sprezzanti del pericolo, come sempre. 
Ora torno sul luogo del delitto (erariale) per informare i miei lettori di una buona notizia per le sue privatissime tasche.
L'11 dicembre scorso la prima Sezione centrale di appello della Corte dei Conti ha pronunciato la sentenza n. 107/2015, esprimendosi sul ricorso da Lei proposto contro il precedente verdetto di condanna.
Ebbene, i giudici lo hanno accolto, assolvendoLa da ogni addebito.
Nelle motivazioni depositate 15 giorni fa, il Collegio ha evidenziato "il fatto che l’istruttoria amministrativa, i pareri (ben quattro) resi nell'ambito dei procedimenti interessati e i relativi contratti sono stati curati dall'entourage amministrativo e dalla struttura amministrativa provinciale che hanno sottoposto all'organo politico una documentazione corredata da sufficienti, apparenti garanzie tanto da indurre ad una valutazione generale di legittimità dei provvedimenti in fase di perfezionamento".
Infatti i provvedimenti firmati dall'allora Presidente della Provincia - un certo Matteo Renzi, non so se lo conosce - erano stati assunti "anche sulla scorta di quattro pareri di regolarità tecnica e amministrativa rinvenibile nella nota del Segretario generale del 23 luglio 2004, nella proposta del responsabile dell’ufficio risorse umane del 26 luglio 2004, nel parere di regolarità tecnica e nel parere di regolarità contabile. Successivamente gli inquadramenti ed i relativi trattamenti retributivi di che trattasi venivano ritenuti legittimi dalla responsabile dell’ufficio selezione del personale con la determina del 29 luglio 2004 e i contratti relativi venivano stipulati dal dirigente dell’area gestione risorse umane".
Ergo manca, secondo la Corte, l’"elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa, in un procedimento amministrativo assistito da garanzie i cui eventuali vizi appaiono di difficile percezione da parte di un <<non addetto ai lavori>>".
La responsabilità viene così interamente scaricata sul personale amministrativo, visto che quello politico (Matteo Renzi, ricorda?), da buon "non addetto ai lavori", difficilmente poteva essere in grado di scovare le illegittimità, i danni erariali e le assurdità dei provvedimenti adottati.
Insomma, il massimo rappresentante del governo provinciale non poteva accorgersi di nulla: i suoi dipendenti gli fornivano tutte le garanzie del caso, quindi lui (cioè Lei) riponeva la sua firma alla cieca, a propria insaputa, senza minimamente preoccuparsi di dare una controllata.
Come dice?
<<Una controllata?!? Figuriamoci! Che cosa dovremmo fare noi politic(ant)i? Impegnarci? E perchè mai, visto che c'è chi lavora così diligentemente al nostro posto? Se poi quelli fanno danni, non è mica colpa nostra...>>.
Eh già, vatti a fidare del pubblico impiego!


Tuttavia mi spiace fare il meticoloso (categoria di persone che non deve starLe particolarmente simpatica), ma debbo rammentare un paio di cosucce.
Non si preoccupi, sono quisquilie, dettagli da nulla, che però la Corte dei Conti si ostina inspiegabilmente a ribadire, in quanto certi e incontrovertibili:

1) è stato un tal Matteo Renzi ad aver indicato i nomi di coloro che avrebbero composto la propria segreteria;

2) lo stesso soggetto conosceva perfettamente i (mediocri) curricula di quegli individui, pertanto era pienamente consapevole del loro scarso livello culturale (a proposito, se dovesse incontrare questo Matteo Renzi, gli porga i miei sentiti complimenti per il suo fiuto. Infallibile, non c'è che dire!).

La Corte non ha negato nè il danno erariale, nè la palese irrazionalità di alcune scelte assunte contro ogni elementare criterio di corretta gestione della cosa pubblica. Semplicemente ha riversato tutte le colpe sul personale amministrativo, scagionando quello politico.
Dovendo pertanto prendere atto dell'inutilità di quest'ultimo (non che servisse la Corte dei Conti per nutrire anche solo un vago sospetto sulla questione...) e del suo costante, doloso rifiuto di scegliere il personale della Pubblica Amministrazione in base al merito, alla competenza e alla professionalità, non posso far altro che ribadire i miei interrogativi:

1) come fa, caro Matteo Renzi, a parlare di meritocrazia (vade retro!) senza sprofondare nella vergogna?
Ah già, dimenticavo: Lei confida negli italiani!

2) Non si sente in imbarazzo (cooooosa????) a gestire l'economia pubblica di un intero Stato, dopo essere stato così platealmente "ingannato" da taluni funzionari pubblici alle sue dipendenze circa la correttezza delle retribuzioni da assegnare ad alcuni suoi uomini di fiducia, purtroppo privi di qualsivoglia merito rintracciabile dai radar?

Non so perchè, ma ho - di nuovo - la netta sensazione, nonchè il timore, che la grandissima maggioranza degli italiani se ne freghi altamente di tutto ciò e che continuerà a farLe la corte.
Almeno fino a quando non si accorgerà (si tratta pur sempre di un popolo di dura cervice) che se le tasche sono vuote è anche colpa di un Primo Ministro "non addetto ai lavori".

Non devotamente suo,

Danilo Rota


P.S. Dal 3 settembre 2014 la Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama sta esaminando un disegno di legge delega - il n. 1577 - presentato da Lei 42 giorni prima, insieme al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia e al Ministro dell'economia e delle finanze Pier Carlo Padoan.
Esso prevede nientemeno che la "riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", mentre l'incarico di relatore presso la Commissione è stato assegnato al senatore Giorgio Pagliari.
Stia calmo, lo so che quando sente la parola "senatore" Le vengono le verruche sulle guance, ma in fondo appartiene al suo stesso partito, suvvia!
Ora, il 20 gennaio scorso, durante la 239ª seduta (pomeridiana) della Commissione Affari Costituzionali, il suo Pagliari ha presentato alcuni emendamenti, tra i quali il n. 13.500.
Quest'ultimo - modificando il primo (e unico) comma dell'articolo 13 con l'aggiunta della lettera g-quater - assicura che i decreti legislativi in materia di lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione siano adottati dal governo tenendo conto del seguente princìpio e criterio direttivo: il "rafforzamento del principio di separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione e del conseguente regime di responsabilità dei dirigenti, anche attraverso l'esclusiva imputabilità agli stessi della responsabilità amministrativo-contabile per l'attività gestionale".
Tradotto: bisogna incrementare ulteriormente la distanza tra politici e dirigenti amministrativi per scaricare solo e soltanto su questi ultimi ogni responsabilità in materia contabile.
In questo modo la Corte dei Conti non potrà più nemmeno processare i politici in caso di danno economico arrecato alla collettività.
Una bella immunità, non c'è che dire, degna della sua fama di rinnovatore e rottamatore della vecchia politica, notoriamente schifata al solo sentir pronunciare parole come "immunità", "privilegi", "esenzioni", ... . 
Ecco, caro Presidente Renzi, riferisca pure al suo ligio e premuroso senatore - dimostratosi così sensibile (anche) ai suoi guai giudiziari da meritare quantomeno una ricandidatura alle prossime elezioni politiche - che quel codicillo ad personam (la sua) non è più necessario. 
Sono arrivati prima i giudici.


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